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I temi della pittura
di Monet
Nel
1890 Monet acquista la proprietà di Giverny, dove intende
trasferirsi definitivamente e utilizzare il corso di un braccio
del fiume Epte per la creazione di uno stagno abbellito da ninfee.
Nel
1891 dipinge ispirandosi al tema dei ghiacci sulla Senna.
Nel mese di marzo muore il mercante Ernest Hoschedé, seppellito
nel cimitero di Giverny e l'anno successivo Monet sposa finalmente
Alice, della quale era innamorato da molti anni.
È il momento della serie dei Covoni,
la prima delle serie di Monet, nella quale l'artista cerca di fissare
sulla tela l'effetto provocato dalla luce sui covoni, nei diversi
momenti della giornata o in diverse condizioni meteorologiche, lavorando
anche con più tele contemporaneamente e dipingendo sull'una
o sull'altra a seconda dell'effetto di luce desiderato. Questa serie
ebbe un grande successo e un notevole effetto sugli artisti del
tempo. Vasilij Kandinskij, che ebbe
modo di vederne uno a Mosca nell'ambito di una esposizione impressionista,
ricorderà di avere ammirato "la potenza incredibile.....
di una tavolozza che superava ogni mio sogno".
L'esperienza
dei covoni si rinnova con la serie dei Pioppi
sulla riva dell'Epte, colti anch'essi nelle diverse ore del giorno.
Per questa serie Monet si reca sul luogo con un'enorme attrezzatura,
schierando una serie di cavalletti che gli consentono di passare
rapidamente da una tela all'altra a seconda della luce. Inoltre,
in questo caso Monet tenta di concentrare la propria visione e di
tradurla in pochi minuti, ingaggiando una vera e propria competizione
con la natura.
Prima che la serie sia conclusa, Monet viene a sapere che i pioppi
stanno per essere tagliati per la vendita. Pur di terminare la serie
contatta il compratore e gli propone un rimborso in denaro perchè
aspetti a tagliarli.
Anche
questa serie, oggetto di una esposizione di Durand-Ruel nel 1892
ebbe un grande successo, ma ancora maggiore doveva essere quello
destinato alla ben più numerosa serie delle Cattedrali
di Rouen, alla quale Monet si dedica dal 1892 al 1894.
Realizza cinquanta vedute diverse dello stesso soggetto in una sequenza
continua che va dall'alba al crepuscolo e nella quale l'imponente
facciata gotica si smaterializza nella luce.
Monet
dipinge, sempre più veloce, depositando sulla tela rapidi
tocchi di colore. Nel febbraio 1895 si reca in Norvegia, a Sandviken,
nei dintorni di Oslo, dove dipinge i fiordi, il monte Kolsaas e
il villaggio che lo ospita, in un gruppo di paesaggi invernali che
ricordano stilisticamente le opere realizzate intorno al 1870.
L'anno
successivo Monet compie quasi un pellegrinaggio nei luoghi dove
ha già dipinto negli anni precedenti e infatti Pourville,
Dieppe, Varegenville, tornano ad essere i motivi delle sue opere.
Nel 1897 la donazione di Gustave Caillebotte, morto nel 1894, passa
ai musei nazionali e molte opere impressioniste fanno finalmente
il loro ingresso nelle raccolte statali.
Nell'estate venti opere di Monet vengono esposte alla seconda Biennale
di Venezia. Nell'autunno 1899 inizia a Giverny il ciclo delle
Ninfee, che continuerà per
tutta la vita.
L'inizio del secolo vede Monet a Londra ; l'artista dipinge ancora
una volta il Parlamento e una
serie di tele che hanno come motivo dominante la nebbia. Dal 1900
al 1904 Monet fa numerosi viaggi in Gran Bretagna e nel 1904 espone
alla galleria di Durand-Ruel, trentasette vedute del Tamigi.
Durante l'estate riprende a lavorare alla serie delle Ninfee e nel
febbraio successivo, partecipa con cinquantacinque opere alla grande
esposizione sugli impressionisti organizzata a Londra da Durand-Ruel.
Nel
1908 Monet fa il suo penultimo grande viaggio, recandosi a Venezia
con la moglie, su invito della famiglia Curtis, un amico americano
del pittore John Singer Sargent, a palazzo
Barbaro sul Canal Grande. Monet decide di trattenersi ulteriormente
per dipingere e prende alloggio all'Hotel Britannia per due mesi.
È rapito dall'atmosfera in cui è immersa Venezia,
dagli effetti di luce e dai riflessi dell'acqua sui monumenti, tanto
da tornarvi una seconda volta l'anno successivo. A un critico di
architettura che durante un'intervista affermava che "Il Palazzo
Ducale può essere definito un'architettura impressionista
assai più che gotica", Monet risponde: «L'artista che
concepì questo palazzo fu il primo degli impressionisti.
Lo lasciò galleggiare sull'acqua, sorgere dall'acqua e risplendere
nell'aria di Venezia, come il pittore impressionista lascia risplendere
le sue pennellate sulla tela per comunicare la sensazione dell'atmosfera.
Quando ho dipinto questo quadro, è l'atmosfera di Venezia
che ho voluto dipingere. Il palazzo che appare nella mia composizione
è stato per me solo un pretesto per rappresentare l'atmosfera.
Tuttavia Venezia è immersa in questa atmosfera. Nuota in
questa atmosfera. È l'impressionismo in pietra».
Rientrato
in Francia continua a lavorare in studio ai dipinti del periodo
veneziano che saranno esposti solo nel 1912, un'anno dopo la morte
della moglie Alice, alla galleria Bernheim-Jeune con una presentazione
di Octave Mirbeau. In questi anni l'artista, che già dal
1908 è afflitto da problemi alla vista, dedica la sua attenzione
al giardino e prosegue il lavoro alla serie delle Ninfee,
iniziata nel lontano 1890.
Monet aveva fatto realizzare, nella sua tenuta di Giverny un piccolo
stagno, ottenuto deviando un piccolo affluente del fiume Epte, il
Ru, che attraversava la sua proprietà. Nello specchio d'acqua
così ottenuto, Monet aveva poi fatto crescere delle ninfee
e tutto intorno, aveva piantato salici e altre piante esotiche.
A completamento del progetto fu costruito sopra lo stagno un ponticello
di legno ispirato alle stampe orientali. L'artista era sempre stato
affascinato dai fiori e dai riflessi dell'acqua ma in questo progetto
è innegabile l'influenza di quella cultura giapponese diffusasi
in Europa a partire dalla seconda metà del secolo e della
quale Monet, come i suoi contemporanei, era stato un grande estimatore.
Questo meraviglioso angolo di giardino sarà il soggetto delle
ultime grandi opere di un Monet ormai stanco, afflitto col passare
degli anni da problemi di vista sempre più gravi.
Nel
1914 muore il primogenito Jean. Monet è sempre piť solo ma
è stimolato al lavoro da amici come Georges Clemenceau e
Octave Mirbeau, che si recano sovente a fargli visita. Giverny,
con la presenza di Monet, è diventata una sorta di colonia
di artisti, soprattutto americani, ma l'artista preferisce condurre
una vita ritirata, sostenendo di non avere alcuna "ricetta" da trasmettere
ai più giovani, niente da insegnare. Passa tutto il suo tempo
nel giardino, continuando a dipingere, lottando contro la diminuzione
progressiva della vista che non gli permette più di dipingere
gli effetti di luce con la precisione di un tempo. A volte, davanti
a tele che considera mal riuscite, Monet è preso da attacchi
d'ira e distrugge il suo lavoro.
Ciò nonostante continua a dipingere e proprio a causa dei
suoi problemi alla vista, concepisce un modo per lui nuovo di affrontare
l'opera. In tanti anni di lavoro a Giverny, ogni angolo del giardino,
osservato durante i vari momenti del giorno, si era impresso nella
sua mente. Sarebbe stato interessante, pensa Monet, dipingere una
serie di impressioni di insieme, ottenute non dipingendo all'aria
aperta ma in studio. Così decide di far realizzare un nuovo
e grande atelier nella sua tenuta. Il nuovo studio sarà pronto
nel 1916: uno spazio lungo venticinque metri, largo quindici e coperto
per i due terzi da un lucernario in vetro. Qui Monet si mette al
lavoro. Dipinge su tele di circa quattro metri per due e realizza
un meraviglioso condensato delle impressioni di insieme del suo
regno, rievocando gli effetti delle nebbie dell'aurora, dei tramonti,
del crepuscolo o della notte. Nel 1918, in occasione dell'armistizio,
decide di far dono della nuova serie allo Stato. L'amico Georges
Clemenceau, allora primo ministro, tiene ad assegnare alle opere
di Monet una collocazione prestigiosa, quella del padiglione dell'Orangerie
alle Tuileries. Monet non è ancora soddisfatto del lavoro
e continuerà a dedicarvisi con l'accanimento che aveva sempre
contraddistinto il suo approccio alla pittura fino al 1926, anno
della morte. Oltre alla serie degli otto pannelli della donazione,
che sarà collocata nelle sale ellittiche dell'Orangerie a
partire dal 1927, Monet dipinse in questi anni numerose altre opere,
che furono ritrovate dopo la morte del pittore nell'atelier di Giverny
e sono oggi esposte al Musée Marmottan di Parigi. In alcune
di queste, non datate ma senz'altro appartenenti all'ultimo periodo,
si scopre una produzione vicina ai risultati che verranno poi raggiunti
da correnti d'arte d'avanguardia di inizio secolo, quali l'espressionismo.
Infatti, Monet porta alle estreme conseguenze il processo di smaterializzazione
che già si era manifestato nella serie delle cattedrali.
Oltre a superare decisamente gli esiti stilistici dell'impressionismo,
Monet sembra quasi anticipare soluzioni che saranno raggiunte solo
con la pittura informale del secondo dopoguerra.
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